Abusi edilizi, le spese per la demolizione le paga il responsabile

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Cos’è, dal punto di vista giuridico, un abuso edilizio?

La definizione giuridica (ossia quella data dall’ordinamento delle leggi del nostro paese) di abuso edilizio viene fornita dalle normative che regolamentano il settore che prevedono tale fattispecie laddove un intervento di natura edilizia viene avviata e realizzata senza le necessarie autorizzazione da parte degli organi competenti (normalmente il Comune in cui si trova l’immobile).

Importante evidenziare che l’abuso edilizio costituisce un illecito di natura penale, quindi un reato.

L’abuso si verifica quando la costruzione di un’opera edile non è stata realizzata seguendo il necessario iter amministrativo, le opere che possono essere coinvolte in un abuso sono:

  • costruzione su suolo non edificabile;
  • costruzione su suolo edificabile;
  • ampliamento della volumetria o della superficie edificata;
  • modifiche della sagoma di un edificio già esistente;
  • cambio di destinazione d’uso dell’edificio, senza preventiva autorizzazione;
  • per tutti queste azioni, deve essere seguito un apposito iter, per non incorrere nell’abuso.

La sanatoria

Coerentemente con il più italico dei costumi, tuttavia l’ordinamento prevede una scappatoia nei casi in cui l’abuso venga realizzato senza contrastare le normative urbanistiche territoriali e le leggi italiane. In questi casi è possibile richiedere la sanatoria, secondo quanto dettato dalla legge n. 47 del 28 febbraio 1985.
In questi casi occorre versare una sanzione.

Conseguenze dell’abuso

Una costruzione realizzata senza le preventive autorizzazioni e non sanata, deve essere rimossa e/o abbattuta.

Chi paga le spese di rimozione?

Recentemente il Consiglio di Stato è tornato sulla materia e lo ha fatto emettendo la sentenza numero 715/2015. Il provvedimento ha chiarito infatti che è il responsabile dell’abuso edilizio a dover sostenere l’onere della demolizione, va da sé quindi che ostacolare i lavori relativi diviene ulteriormente controproducente, in quanto comporta come unica conseguenza pratica, il veder lievitare ulteriormente la cifra che dovrete comunque sborsare.

E’ successo infatti che presso il supremo consiglio sia arrivato un contenzioso tra un ente locale e un privato, cui era stato ordinata la demolizione di alcuni manufatti abusivi

Il titolare delle proprietà era stato sollecitato più volte a intervenire, ignorando del tutto le prescrizioni. Il Comune ha dato infine seguito alle prescrizioni, provvedendo autonomamente alle demolizioni, fatto salvo l’addebitare successivamente le spese sostenute.

Le spese addebitate non si non limitate agli oneri di demolizione, ma anche alle spese sostenute nei precedenti tentativi ostacolati dal costruttore.

La controparte ha rivendicato il diritto di non dover corrispondere quanto dovuto per i tentativi andati a vuoto, ma non ha ottenuto la ragione desiderata.

Infatti, anche per gli interventi non arrivati all’obiettivo (per causa delle resistenze opposte dal proprietario) il Comune ha dovuto comunque pagare la ditta che si era resa disponibile al lavoro, pur non potendo portarlo a compimento.

Ecco che in prima sede di fronte al Tar e successivamente di fronte al Consiglio di Stato, l’ente locale ha ottenuto ragione.

Sia il Tribunale Amministrativo Regionale, che il Consiglio di Stato hanno infatti affermato che in base al DPR 380 del 2001 (Testo unico dell’edilizia), il responsabile dell’abuso è tenuto alla demolizione o al pagamento di tutte le spese sostenute dall’autorità pubblica per l’abbattimento.

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